un maledetto mese

Ciao mammetta,

il primo mese senza te è passato.

Oggi, alla messa in suffragio, mi sono sentito tristissimo; sentire scandire il tuo nome dal prete, in ricordo, è stata una pugnalata al cuore.

Mi sento molto arrabbiato.

In chiesa guardavo in alto, sperando in qualche segno tuo, ma forse, cara mamma, non puoi darmene, forse, cara mamma, questo blog è l’unico legame con te, ora.

Anche oggi è stata cantata la tua canzone ‘al Ciel’ ed io ho pensato, per un secondo, che potesse essere un tuo segno, ma è più probabile che queste sono solo misere illusioni, voglia di rivederti in ogni cosa.

In chiesa rivivevo tutti i momenti di quel maledetto 22 luglio, e mi chiedevo quando, in che momento, tu avessi capito che stavi per andartene; se hai vissuto nell’angoscia di chi sa che sta per morire, per sempre, oppure nel desiderio di non soffire più, perchè la sofferenza e la spossatezza erano superiori a qualunque altro desiderio.

Come ben sai ora, negli ultimi giorni ti vedevo nervosa, ed attribuivo questo nervosismo al fatto che tu avevi preso coscienza del tuo stato terminale.

Chissà cosa hai provato nel vedere padre Carmelo darti l’unzione degli infermi.

Mammetta mia, quanto mi dispiace, quanta rabbia ho in corpo, quante lacrime reprimo ogni giorno per farmi vedere forte dalla mia famiglia.

Mi manchi mamma, mi manca quando venivo a trovarti e correvo a salutarti per prima, perchè sei stata quanto di più indispensabile ci possa essere per un figlio.

Quando ero piccolo, avevo una paura morbosa di perderti, era il mio incubo più grande; quando dormivo con te, ricordo che ti tenevo la mano per impedirti di alzarti, perchè avevo la necessità di averti vicino a me.

Ricordi quella volta che avevi la febbre ed io sono stato tutto il pomeriggio, a farti compagnia, vicino al letto dove tu riposavi? Con la testa china a fianco del tuo corpo?

So che lo ricordi, perchè ne avevamo parlato non molto tempo fa.

Mi sentivo dipendente da te tanto quanto un cane lo è del suo padrone.

Eri il mio riferimento.

Poi sono cresciuto e per fortuna questa paura morbosa è passata.

Nell’ultimo mese della tua vita, il vederti soffrire così tanto, mi aveva preparato alla tua andata.

Quanto mi sbagliavo. Nell’ultima ora della tua vita ho avuto paura. Paura di perderti; mi sentivo quel bambino con la sua paura morbosa.

Ora quel momento è arrivato, ed io mi sento incazzato con chiunque mi abbia privato della mia mamma; perchè non doveva succedere così.

Io avrei potuto perderti, avrei sofferto tantissimo, come in effetti soffro, ma l’avrei sopportato, da perfetto uomo come mi vuoi tu, ma non sopporto averti visto soffrire così per colpa di quel bastardissimo ed abominevole male che ti ha strappato alla vita. La vita che tanto amavi, non dimenticherò mai le parole che mi hai detto quando eravamo in sala d’attesa dall’otorino: ‘Andiamo dove dobbiamo, anche a Milano, io non voglio morire’.

Ed io non sono riuscito a salvarti, ho fatto del mio meglio, mi sono consultato con internet, con Mauro e Lilly, e poi…

Sai, a settembre il dott. Alì ci disse che avevi una aspettativa di vita non superiore all’anno e mezzo, ed io e Maurizio, che eravamo presenti al momento della nefasta previsione, siamo rabbrividiti. La realtà, purtroppo, è stata ben peggiore, te ne sei andata in 10 mesi.

Tutto ciò che volevo evitarti, non sono riuscito ad evitarlo;

la morte, era la peggiore previsione, e non te l’ho evitata;

l’aspettativa di vita, volevo tenerti in vita per un periodo di tempo superiore, parlavamo di cinque anni con i fratelli, ma sei durata solo dieci mesi;

il dolore, e quello, che quando ho capito che la nostra era una battaglia ormai persa, ho temuto più della morte stessa, l’hai patito, eccome se l’hai patito mammina mia;

un ultima cosa che volevo evitarti, sai mamma, quando ho aiutato a vestire il corpo senza vita dello zio, ho cercato di essere delicato, ho cercato di evitare traumi al corpo e gli tenevo la testa per evitare contraccolpi, ma uno non sono riuscito ad evitarlo, e mi aveva fatto tanto impressione.

Non sono riuscito ad evitarti nemmeno questo, quando ti abbiamo vestita, hai dato un repentino colpo di testa all’indietro ed io, perciò, ho fallito anche in questo.

Mi dispiace mamma, mi dispiace di tutto questo.

Mi manchi da morire.

La tua assenza diviene ogni giorno più pesante.

Ti amo e desidererei riabbracciarti forte forte come quando ero piccolo, un bambino con la sua paura morbosa.

Al posto del tuo rassicurate abbraccio mi resta un solitario e maliconico vuoto, che non si riempirà mai.

Mi manchi mammina mia

Il tuo piccolo Daniele

 

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.