Sarebbe dovuto essere il giorno del tuo 52° anniversario di matrimonio

Ciao mammetta mia,

sono tante le cose che vorrei scrivere, i pensieri che vorrei sviluppare con te, ma mi rendo conto che, tornando dalla festa di compleanno di papà, ed essendo ancora emotivamente scosso, è meglio limitarsi a descrivere solo le mie sensazioni.

Sapevo che sarebbe stata un festa non festa, ma era giusto dare a papà un sorso di normalità.

Forse lui ha bisogno della sua normalità, non deve essere facile vivere con la nonna che, poveretta, ormai sopravvive con il dolore stampato sul volto.

Papà ha strafatto, come gli capita spesso, ma va bene così.

Mamma, io e te nella camera da letto mentre fuori tutti ridevano, sentivo il chiasso assordante, gli occhi caldi e le guance rigate di lacrime.

E’ stato bello piangere per te, nella speranza che tu fossi vicino a me.

Non avrei assaggiato quella torta nemmeno se fossi stato costretto.

L’ho fatto per i compleanno di Giada, è vero, ma oggi mi sentivo così.

Mi sentivo un pesce fuor d’acqua e non vedevo l’ora di andarmene.

L’antitesi di papà, lui alla ricerca della normalità, io alla ricerca di una forma di rispetto per la tua assenza, per il vuoto lasciato da te.

Due forme di reazione opposte, forse la sua è la più razionale, più giusta, o forse no.

Tutto dipende da quello che uno ha dentro.

Non è giusto quello che è successo; se la vita fosse un meccanismo perfetto, l’immondo tumore sarebbe una anomalia da cancellare, ma la vita, per me, è solo un soldato di prima linea in una guerra: una pedina sacrificabile in un meccanismo più grande. Se avessi visto ‘Salvate il soldato Ryan’, i primi 20 minuti, sapresti di cosa sto parlando.

Mamma, la verità è solo una: mi manchi, e, per quanto la cerchi, non riesco a trovare una spiegazione logica a tutto ciò.

Vorrei rivederti ed abbracciarti, per sentire il tuo calore, il tuo odore, che conosco sin dal mio primo respiro, e che ora pian piano, inesorabilmente, affievolisce. 

Tuo Daniele  

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