mammetta dolce

Stamattina è stata dura al cimitero; la lapide con la foto non è facile da digerire. Sono rimasto un pò più del solito, me ne stavo andando ma sono ritornato da te, per starti accanto. Mi sentivo come quando venivo al capezzale del tuo letto per stare con te. Il tuo sguardo non mi lasciava ed io ho dovuto fare uno sforzo per andarmene. Il tempo forse lenisce le ferite, almeno così si dice, ma io mi accorgo che il tempo del distacco diviene troppo grande. La sera, a volte, passo del tempo con la tua foto sul desktop del mio pc per avere un surrogato della tua presenza fisica; mi viene voglia di abbracciarlo, di abbracciarti. La sensazione che provo è come quando non ti vedevo per molti giorni, occupato da impegni vari, e sentivo un desiderio fisico di vederti, solo che ora questo desiderio è centuplicato e destinato a rimanere insoddisfatto. Come molti altri quotidiani che, da viva, erano banali ma che ora sono irragiungibili, come il mangiare insieme, trascorrere qualche minuto a raccontarci confidenze, o semplicemente bere il caffè che tu, di mattina, spesso mi facevi con la macchinetta del caffè. A volte sento ancora il ‘dovere’ di chiamarti quotidianamente perchè tu volevi, come me del resto, che ci sentissimo quotidianamente, Ora mi sento slegato da questo ‘dovere’ perchè papà non è abituato a ciò. E’ vero che anche lui, a volte, si impegna nella chiamata quotidiana, fatta o ricevuta, ma non è la ‘nostra’ abitudine consolidata.

Mi manchi sempre di più.

Il tuo piccolo Daniele  

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